Prova estetica delle faccette, tre errori nel giudicarla
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Revisione medica di Dott. Pietro Palandri, Direttore Sanitario dello studio, Albo Odontoiatri di Pistoia n. 77 — verificato il 11.09.2026
11 settembre 2026 · 7 min di lettura
Riassunto:
Nella prova estetica delle faccette si giudica la forma in bocca, parlando e di profilo: i tre errori da evitare e cosa decide davvero. Studio a Pistoia.
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Nella prova estetica delle faccette si indossa per una ventina di minuti una copia in resina della forma finale, appoggiata sui denti senza limarli. Serve a decidere tre cose che lo specchio da solo non dice: quanto sporgono i denti sotto il labbro, quanto spazio c'è per il materiale, quanti denti coinvolgere. Si giudica parlando e di profilo.
Sono il Dott. Pietro Palandri, direttore sanitario dello studio di Via Machiavelli a Pistoia, dove seguo di persona le valutazioni di estetica dentale.
Cosa decide davvero la prova estetica delle faccette?
Decide tre cose: quanto i denti nuovi escono sotto il labbro, quanto spazio c'è per il materiale e quanti denti servono perché il sorriso resti in equilibrio.
Il laboratorio modella la forma nuova in cera su un modello dei tuoi denti. Da lì nasce una mascherina; in studio la riempio di resina e la appoggio sui denti. Niente si lima, niente si incolla. Dopo la seduta si stacca e il dente torna come prima.
Su quella resina si leggono cose che nessun disegno mostra:
- Il bordo sotto il labbro. A riposo, a bocca socchiusa, quanti millimetri di dente si vedono. È il dato che più cambia l'espressione di un viso.
- Lo spessore. Se la resina sporge, per quella forma servirà togliere smalto. Se sta nello spazio, la preparazione può essere minima. È la prova a dirlo, non il contrario.
- Il numero di denti. Due incisivi rifatti accanto a due canini diversi si notano. Spesso la simulazione svela che servono quattro o sei denti, oppure che ne bastano due.
Per questo, quando valuto le faccette dentali, la prova viene prima del progetto definitivo. Non è un passaggio decorativo. È il momento in cui si misura quanto smalto chiede quella forma.
Perché non va giudicata in silenzio?
Perché i denti davanti lavorano nel parlato: la forma va provata pronunciando F, V e S e ridendo davvero, non con la bocca ferma.
Il primo errore che vedo è il silenzio. Il paziente si guarda, annuisce, dice «bello». Poi a casa si accorge che con la V il labbro inciampa.
In seduta chiedo di leggere una frase, contare fino a venti, dire il proprio indirizzo. Se i bordi sono troppo lunghi, la F esce sporca. Se sono troppo corti, la S fischia. Sono dettagli che lo specchio non sente.
Poi chiedo una risata vera, non il sorriso in posa. La risata alza il labbro più in alto e scopre la gengiva: è lì che si vede se la linea dei colletti è pari. Chi viene accompagnato ha un vantaggio. Parlare con qualcuno che conosce la tua faccia dice più di dieci specchi.
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Perché lo specchio di fronte inganna?
Perché di fronte lo spessore non si vede: il profilo e la vista dal basso mostrano se il materiale spinge il labbro in fuori.
Secondo errore: guardarsi solo frontalmente. Una faccetta è uno strato aggiunto. Anche mezzo millimetro cambia il sostegno del labbro superiore e, di lato, si nota. Per questo uso due specchi e chiedo di girare la testa. Chi porta occhiali da vista li deve avere con sé: senza, il giudizio a distanza di braccio vale poco.
Se di profilo la resina sporge, ho due strade. Ridurre lo spessore sul momento con una fresa leggera, oppure accettare che per quella forma servirà una preparazione. Lo dico chiaro in quel momento. È una scelta del paziente, non mia.

Il colore della prova va preso sul serio?
Poco: la resina dà solo l'idea del chiaro e dello scuro, il colore vero si sceglie sul materiale definitivo con la scala campione.
Terzo errore: bocciare una forma perché la resina sembra gialla, o approvarla perché sembra bianca. Il colore in questa fase è un abbozzo. Quello che la prova deve decidere è la geometria. Il colore lo decidiamo dopo, alla luce della finestra e non del flash, dente per dente.
C'è anche chi scopre, alla prova, che la forma gli piace già com'è e il problema era solo il colore. In quel caso si torna indietro e si ragiona su uno sbiancamento dei denti, che non toglie nulla al dente.
Quando è meglio non arrivare alle faccette?
Quando basta meno: uno sbiancamento, un restauro in composito su un solo dente, o prima di tutto la cura della gengiva.
Le strade più semplici, in ordine:
- Colore uniforme ma scuro. Sbiancamento, poi si rivaluta a distanza di qualche settimana.
- Un solo dente scheggiato o piccolo. Un restauro in composito modellato a mano, spesso senza toccare i vicini.
- Gengive che sanguinano o si ritirano. Prima la visita dal parodontologo: una faccetta su un margine instabile scopre il bordo dopo pochi mesi.
- Denti serrati di notte. Se c'è bruxismo, prima un bite. La ceramica non ama i carichi notturni.
- Denti molto ruotati. La prova lo mostra: coprirli chiederebbe troppo spessore. Se ne parla con calma, a volte la via è un apparecchio.
In questi casi la simulazione si può fare lo stesso. Anzi, serve. Molti pazienti, dopo averla vista, scelgono qualcosa di meno.
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Cosa resta modificabile dopo la prova e cosa no?
Finché si lavora sulla resina e sulla cera tutto si cambia; dalla preparazione dello smalto in poi, la forma è vincolata.
Immagina tre porte:
- Prima porta, la prova. Forma, lunghezza, angoli, numero di denti: tutto aperto. Si ripete finché convince.
- Seconda porta, il progetto approvato. Il laboratorio fissa la cera. Cambiare qui vuol dire rifare il modello, ma i denti sono ancora intatti.
- Terza porta, la preparazione. Da qui lo smalto tolto non torna. Il margine di modifica sono i dettagli della ceramica.
La prova serve a non arrivare alla terza porta con un dubbio. Se un dubbio c'è, si torna alla prima. Il percorso di estetica dentale che seguo in studio è costruito così: si attraversa la terza porta solo dopo aver detto sì due volte.
Come si organizza la prova da Pistoia e dintorni?
Con una prima visita e un'impronta, poi un appuntamento di circa trenta minuti in Via Machiavelli, dopo sette-dieci giorni di laboratorio.
Lo studio è in Via Machiavelli 27, a un passo dal raccordo e a dieci minuti a piedi dalla stazione di Pistoia. C'è un parcheggio riservato ai pazienti. Siamo aperti dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19.
Da Quarrata e Agliana la prova si incastra in una pausa pranzo. Da Montale sono circa quindici minuti d'auto, da Serravalle Pistoiese una decina di chilometri. Chi scende dalla montagna pistoiese di solito fa visita e prova nello stesso pomeriggio, per un viaggio solo. Consiglio di venire accompagnati e di portare gli occhiali.
Il primo passo è una visita, non la prova: prima guardo denti, gengive e chiusura, poi decidiamo insieme se la simulazione ha senso. Chiama lo 0573 32937, scrivi su WhatsApp al 331 6607774 oppure prenota online su https://prenota.adamanti.it/prenota/pistoia. Parlarci non ti impegna a iniziare nulla.
Domande frequenti
No. La resina si appoggia sullo smalto integro senza limare e senza incollare. Alla fine si stacca con uno strumento a mano e il dente resta come prima della seduta. Non serve anestesia.
Gli occhiali da vista, se li usi, e possibilmente una persona che ti conosce bene. Il giudizio si dà parlando e ridendo, non solo guardandosi: un secondo parere di chi ti vede ogni giorno aiuta a non decidere di fretta.
Si ritocca sul momento con una fresa leggera oppure il laboratorio ridisegna la cera e si ripete la prova, di solito entro una settimana. Fino a quel punto nulla è stato tolto dai denti.
Sì, è una delle cose che decide. Se la resina sta nello spazio disponibile, la preparazione può essere minima; se sporge di profilo, per quella forma servirà una riduzione. Lo si dice chiaramente prima di approvare il progetto.
Circa trenta minuti, di cui una ventina con la simulazione in bocca. Il resto serve a parlare, ridere, guardarsi di profilo e ritoccare la resina. Lo studio in Via Machiavelli riceve dal lunedì al venerdì fra le 9 e le 19.
Questo articolo è informazione generale: nella pagina del trattamento trovi cosa si fa in studio, chi lo fa e come si svolge. Faccette dentali a Pistoia >
Opinioni sullo studio dentistico di Pistoia




Studio molto professionale. L'accoglienza è ottima e discreta. Pulizia e attenzione all'igiene sono al top. Medici eccellenti e sempre disponibili. Sono in cura da tempo e mi trovo benissimo, lo consiglio a tutti!
Competenza e cura meticolosa dei problemi dentali del paziente. Molto consigliato.
Sono cliente dello studio da più di 4 anni e devo dire di essermi trovato sempre bene. I dottori sono accoglienti, professionali e competenti, così come le assistenti alla poltrona e le segretarie. Per quanto riguarda i servizi, effettuo tutti gli anni l'igiene dentale (l'igienista è competente e molto gentile); ho inoltre subìto otturazioni ed estrazioni e non ho mai avuto problemi. Consiglio vivamente!
Professionali Cordiali Pazienti e amorevoli con i bambini
Studio molto bello ed elegante. Il dottor Spinicci è stato molto gentile, accogliente e professionale, oltre che competente. Lo consiglio vivamente!!
Qui ho trovato ottima professionalità e grande sensibilità.
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